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Associazione Umanitaria Granello di Sabbia ONLUS

Eccomi qui per la terza volta nel traghetto che mi porterà in Tunisia per portare a termine finalmente il progetto di granello 13 (riassunto progetto). Il mio compagno di viaggio questa volta è Andrea mio fratello, curioso di provare questa esperienza in terra africana. Il viaggio fino a Genova è andato bene con molta tranquillità siamo arrivati puntuali all'imbarco. Ad aspettarci c'erano 420 citroen 2cv in assetto africano per fare il tour della Tunisia. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i signori francesi dell'organizzazione e da subito abbiamo capito che ne io ne Andrea sappiamo il francese!!

Dalla nave carthage della compagnia tunisina Cotunav sono scesi tutti i patiecipanti alla gara del Grand erg, una corsa automobilistica che passa tra il deserto sahariano e i paesaggi rocciosi tunisini. Tra i partecipanti un Land Rover 110 black con pilota e navigatori italiani. Era da un paio di giorni che seguivo sul forum i loro racconti di gara e sono stato veramente contento di conoscerli e congratularmi con loro per la ottima prestazione.(10^ assoluti).

Il viaggio in nave come sempre è lungo e io e Andrea siamo rinchiusi in cabina tra computer e libri ad aspettare l'arrivo in Tunisia.
Eccoci arrivati a Tunisi. Passiamo la dogana senza troppi intoppi anche se in nave ci eravamo dimenticati di compilare tutti i documenti per lo sbarco. Alla fine nessuno ce li ha chiesti e dopo poco siamo in direzione Madhia. Puntuali alle 8.30 di Lunedì siamo fuori la scuola.
Ops ...... la scuola non è quella giusta.... .. cambiamo strada e poco dopo arriviamo da Habib. Ci aspetta una calda accoglienza e gli indugi di non capire il francese dopo qualche momento scompaiono. Ci raccontiamo tutto l'iter percorso per avere il permesso dal Consolato Tunisino per il progetto e alla fine ci congratuliamo del risultato.

Il preside ci illustra il progetto del campo sportivo che vuole fare con i soldi del granello, compresa la parte sui problemi di accesso alla scuola da parte dei camion di terra e alla soluzione pensate.

Ora non gli sembra vero di poter iniziare i lavori grazie ai nostri fondi. Facciamo il giro per le classi a partire dalla materna con ben 10 bambini, l'anno scorso non c'era, poi la prima classe che ci saluta, la seconda terza e quarta che ci accoglie con un applauso quando Habib spiega cosa siamo venuti a fare.

Facciamo delle foto al futuro campo da giochi e alla cucina, che verrà dotata di un nuovo frigorifero e tutto il necessario per la mensa.

Non accompagniamo Habib in città ma raccomandiamo di tenere tutta la documentazione degli acquisti per poi dimostrare in Italia la buona riuscita del progetto. Poco dopo ripartiamo dandoci appuntamento Giovedì alle 12.00 per verificare l'inizio lavori.

Riprendiamo la strada in direzione Tozeur. Nell'attraversamento di El chott siamo sorpresi da una tempesta di sabbia e come per magia la pista sparisce fino per fortuna al raggiungimento della strada asfaltata dove ci sentiamo pi√Ļ sicuri.

Visitiamo il Belvedere di Tozeur dopo aver ceduto alle insistenze di una guida poco pi√Ļ vecchia di noi e ci accorgiamo che il turismo a volte pu√≤ rovinare l'ambiente: oltre a costruire un bel campo da golf nel deserto (ma si pu√≤?) visitiamo una serie di monumenti costruiti solo per fare felici i turisti!

Visitata la città ripartiamo in direzione Nefta e poi Douz, unica tappa della lunga strada asfaltata che costeggia il confine con l'Algeria è presso un area di sosta (due tende lungo la strada) gestita da due giovani che ci ospitano per un te e due chiacchiere. Vivono qui tutto l'anno, vendendo le rose del deserto che raccolgono dietro la loro tenda. Tra le altre cose ci mostrano tre splendidi cuccioli di fennec, la volpe del deserto, che hanno recuperato e stanno allevando, e una velenosissima vipera del deserto viva in una bottiglia. Acquistiamo alcuni minerali e ripartiamo per Douz.

A Douz incontriamo una coppia di francesi con un Defender e ci accordiamo per partire con loro verso l'oasi di Ksar Ghilane. Il percorso tra le sabbie del Sahara è affascinante e meno impegnativo del previsto, l'oasi corrisponde alla classica idea di oasi nel deserto, con pozza d'acqua termale per fare il bagno, esperienza a cui non ci sottraiamo.

Purtroppo il tempo stringe e, salutati i francesi, ci rimettiamo in strada. La fretta non ci impedisce di aiutare un gruppo di pastori locali a riparare la gomma del rimorchio del loro trattore.

Decidiamo di percorrere una strada alternativa alla normale per salire a nord, tutta pista sterrata della Pipe Line, esperienza piacevole soprattutto per l'assenza di traffico.
A sera inoltrata arriviamo in riva al mare nella spiaggia di Marhes, consigliataci dalla guida Gandini dei francesi, bellissima se non fosse per i rifiuti.
Il giorno dopo è giovedi e siamo puntuali alle 12 alla scuola di Sidi Aluane, accolti inaspettatamente dal delegato del prefetto della regione e tutta la sua scorta, oltre ovviamente dal preside Habib, insegnanti e bambini della scuola. Ci mostrano con orgoglio l'inizio lavori, ma soprattutto l'entusiasmo dei ragazzi che aiutano a preparare il terreno per il campo sportivo. Il pranzo è ottimo, a base di cous cous piccante, salse tipiche e frutta della zona. Prima di andare via ci viene consegnato un ricordo del progetto, un piatto con inciso il nome dell'associazione.

Ancora una volta siamo costretti a riprendere il viaggio, questa volta davvero verso il ritorno, ma senza negarci un'ultima tappa turistica ad Hammamet. Alloggiamo per una notte al campeggio e visitiamo la bellissima medina della città, acquistando qualche souvenir.

Venerdi, nell'attesa di imbarcarci, facciamo un salto al paese di Sidi Bou Said, e poi alle 13 in punto siamo sulla nave, assieme stavolta a un gruppo di italiani, tra cui alcuni vicentini, che hanno girato per un mese la Libia in fuoristrada.

Enrico e Andrea


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